Pronti contro termine. Sono sicuri?

I pronti contro termine (in sigla Pct o P/T) sono uno degli strumenti finanziari preferiti dai risparmiatori italiani per investire i propri risparmi a breve termine.

Che cosa sono? Sono dei contratti nei quali un venditore (di solito una banca) vende un certo numero di titoli a un acquirente con consegna immediata (“a pronti”) e si impegna, nello stesso momento, a riacquistarli dall’acquirente a un prezzo (in genere più alto) e ad una data futura predeterminata (quindi la consegna avverrà nel futuro “a termine”). La durata dell’investimento è breve (da 1-3 mesi al massimo di un anno). Il cliente deve tenere i titoli sottostanti all’operazione depositati presso la stessa banca venditrice. Il rendimento dell’operazione è dato dalla differenza tra il prezzo di riacquisto e quello iniziale di vendita dei titoli, rapportata al periodo. Facciamo un esempio: se la banca mi vende 100 obbligazioni al prezzo di 1.000 euro e le riacquista dopo un anno a 1.030 euro, il rendimento al lordo delle imposte sarà pari a (1.030 – 1.000)/1.000 = 0,03 (3%). pollice

Quali sono i costi dei Pct? Si tratta di uno strumento di raccolta bancaria, che presenta vantaggi e svantaggi per chi vi investe. I vantaggi sono che il rendimento è generalmente più allettante di quello offerto dalle banche sui conti di deposito ed è una forma di investimento semplice. Tuttavia richiede l’apertura di un conto titoli,  se non se ne possiede già uno, con le relative spese. Inoltre avere un deposito titoli significa dover sostenere l’imposta di bollo, pari allo 0,2% (2 per mille) della somma ivi depositata.

Ma i veri svantaggi sono che i pronti contro termine non sono coperti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi fino ai 100.000 euro (pur con tutti i dubbi del caso sul Fondo Interbancario). L’investimento in pronti contro termine è “garantito” dai titoli sottostanti. Ma anche in questo caso bisogna fare attenzione al tipo di titoli. In molti casi i pronti contro termine vengono “confezionati” con le obbligazioni emesse dalla stessa banca, per cui nel caso di insolvenza della banca potrebbero essere soggette all’applicazione del “bail-in”, ovvero a rischio di azzeramento del capitale investito. Bail-in

A differenza di un conto di deposito vincolato, che, nonostante il nome, consente di svincolare le somme anche prima della scadenza (perdendo l’interesse offerto), nel caso dei Pct non è  normalmente possibile svincolare l’investimento prima della scadenza. Tale rischio non è particolarmente gravoso, considerando che la durata di questo investimento è breve (massimo di 12 mesi).

I rendimenti dei Pct sono soggetti all’imposta del 26% (del 12,50%, se i titoli sottostanti sono titoli di stato).

Dopo aver evidenziato gli aspetti tecnici dei Pct andiamo a vedere il trend di sottoscrizione da parte dei risparmiatori italiani. Secondo le ultime statistiche della Banca d’Italia (qui a pag. 26) negli ultimi 8 mesi c’è stato un aumento di oltre 34 miliardi, con uno valore complessivo sottoscritto a maggio 2016 di oltre 173 miliardi di euro. Nello stesso periodo i depositi vincolati sono diminuiti di oltre 21 miliardi (importo complessivo a maggio 2016 di circa 98 miliardi di euro).

Dalla lettura dei dati mi sorge un dubbio. Il rischio di fallimento delle banche ha innescato uno spostamento dei soldi dai conti di deposito vincolati ai Pct? Gli italiani pensano di avere maggiori tutele con i Pct?  E’ molto probabile che sia così, a patto di aver ben capito come funzionano i Pct e quali rischi ci sono nei sottostanti! 

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Massimo Baroni

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