Debito pubblico e crisi delle banche: a che punto siamo?

Debito pubblico e crisi delle banche: a che punto siamo?

La risposta è racchiusa nell’affermazione del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan: “Le vicende di questi ultimi giorni e di queste ultime ore ci ricordano in modo sgarbato come un Paese ad alto debito non possa non occuparsi della sua discesa. Per il governo la riduzione del debito resta un obiettivo centrale.”

E’ sufficiente osservare i grafici riportati di seguito per capire che prima o poi qualche provvedimento dovrà essere preso!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come vanno i tassi?

 

 

Com’è fatto il debito italiano? Con i tassi che tornano a salire quanto dovremo pagare in più di interessi sul debito? Qual è il limite di sostenibilità dello spread?

Chi detiene il debito italiano?

 

L’elevata percentuale di debito pubblico detenuta dalle banche italiane, nel caso di aumento dei tassi e dello spread comporta un ulteriore aggravamento della crisi delle stesse, già provate dall’elevata percentuale di crediti deteriorati (NPL) e dalla digital disruption. Come si può notare dal grafico la situazione dei crediti deteriorati permane a livelli preoccupanti.

Come si può ridurre il debito pubblico? Come debbono fare le banche per tentare di salvarsi?

Breve riepilogo dei principali metodi per ridurre il debito pubblico? (in ordine di gravità della scelta, secondo la mia personale opinione):

1) Viene pagato attraverso le risorse finanziarie generate dalla crescita dell’economia e dalla riduzioni degli sprechi (assai improbabile stante la situazione attuale).

2) Viene pagato attraverso la vendita di beni di proprietà dello Stato.

3) Svalutazione nel tempo del debito. Ciò accade se si pagano tassi di interessi più bassi dell’inflazione (quello che in parte sta già accadendo, ma non è sufficiente).

4) Imposta patrimoniale straordinaria.

5) Stampa di nuova moneta (al momento non lo possiamo fare).

6) Ristrutturazione del debito, ovvero non vengono rimborsati in tutto o in parte i titoli di stato (esempio: Grecia).

Principali metodi per “salvare” le banche (che in Italia detengono oltre il 20% dei Titoli di Stato in circolazione):

1) Fusione con altre banche.

2) Ricapitalizzazione (aumenti di capitale con emissione di nuove azioni e/o obbligazioni convertibili). Le recenti vicende hanno evidenziato come questo sia sempre più difficile.

3) Trasferimento degli asset a rischio in una Bad Bank (il nodo: a che prezzo?).

4) Riduzione dei dipendenti e chiusura delle filiali (sta già avvenendo in moltissime banche).

5) Nazionalizzazione.

Quanto pesa l’Italia (PIL) nel mondo?

 

Ora arriviamo al punto. Come investitori, dopo aver attentamente osservato i numeri riportati nei grafici, dovremmo chiederci: “Il mio portafoglio di investimenti, stante la situazione attuale, mi consente di raggiungere gli obiettivi con una buona probabilità? Ho un portafoglio adeguatamente diversificato? Quanto pesano gli investimenti che ho in Italia sul totale? Come posso migliorare la composizione del mio portafoglio? Riesco a fare da solo oppure ho bisogno di aiuto? Ecc., ecc.”

Per ulteriori approfondimenti, come al solito mi trovate qui.

Massimo Baroni

P.S.: la soluzione non è quella di sottoscrivere solo polizze vita ramo I (e se l’avete già fatto vi consiglio di leggere qui)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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